Accordi : dividiamoli per tipo per gestirli meglio

Avete mai provato a riconoscere la razza del cane del vicino o quella del gatto della nonna? Se non siete degli esperti, talvolta potreste essere stati tratti in inganno, ci sono razze che si somigliano davvero molto. Come vengono catalogate le razze? In base a delle caratteristiche comuni.
Somigliano senza dubbio in quanto la specie animale di appartenenza è la stessa, ma sono anche piuttosto diversi a volte, perchè hanno sostanziali differenze di comportamento e di aspetto. Quante razze canine esisteranno ? E quante razze diverse di gatti ci saranno ? Non lo so, sinceramente.

Proprio come esistono caratteristiche che differenziano una razza da un altra nel mondo animale o vegetale, esistono anche delle possibili separazioni nel mondo dell’armonia e nella fattispecie, negli accordi .

Premessa : la visione dell’argomento che stiamo per trattare è prettamente di stampo tonale (il che include un bel po’ di generi e musica, direi .. :eheheh:)

Tutti sappiamo cosa siano gli accordi ( diamo per scontato che chi legge sappia come si costruiscono gli accordi e come si armonizzino le scale ), ma vi siete mai chiesti quanti “tipi” ce ne siano ?

“Un momento. Cosa intendi per ‘tipi’ ?”

Ottima domanda. Per ‘tipi’ intendo una classificazione basata su caratteristiche comuni. Mi spiego meglio : esistono accordi che sostanzialmente hanno la stessa funzione e che, gusti a parte, possono essere usati indistintamente senza modificare la struttura armonica del brano. Una ottima classificazione per riuscire ad evidenziare quanti tipi di accordi ci siano è quella basata su questa domanda : quali estensioni e/o alterazioni un certo accordo può ‘sopportare/supportare’ ?

Questo tipo di divisione ci dà la possibilità di separare accordi per “specie” ( prendo un attimo a prestito questo termine ) e di conseguenza ci dà il modo di classificarli e capirne il valore armonico, così che se, all’interno di un brano vedessi una sequenza di accordi tipo :

| C | C6 | D-7 | G7+ | ecc …

capirei subito che i primi due sono “analoghi” come funzione, pur restituendo, ovviamente, una sensazione acustica diversa.

Diciamo a questo punto con quante “specie” abbiamo a che fare : 6.
Sono 6 i “valori” che i nostri accordi possono assumere, divisi per estensioni o alterazioni che possiamo applicargli.

Vediamoli in uno specchietto chiarificatore :

tipi di accordi

Dando per scontato che conosciamo le note che costituiscono la struttura del tipo di accordo, è bene indirizzare la nostra attenzione sulle alterazioni e sulle estensioni che possiamo invece impiegare su ogni singola “specie” di accordi.

Maggiore : sostanzialmente è a 3 voci, possiamo aggiungere a piacimento o per necessità la sesta maggiore, la settima maggiore e la nona maggiore senza modificare sostanzialmente la struttura armonica. Rispetto al minore, questo accordo non sosterrebbe correttamente l’undicesima giusta in quanto andrebbe a cozzare con la terza che sta ad un solo semitono di distanza ed andrebbe a distruggere quel senso di “pace” e compiutezza tipici dell’accordo maggiore. La sua funzione naturale è quello di accordo di tonica.

Minore : come già detto è anch’esso a tre voci e supporta le stesse estensioni del fratello maggiore, con la differenza che può tranquillamente reggere anche il peso della undicesima giusta in quanto la terza si è spostata di un semitono ( rispetto all’accordo maggiore ) e dunque il salto di intervallo è aumentato ad un tono. L’uso della undicesima giusta infine, non modifica l’essenza dell’accordo minore. La sua funzione naturale è quello di accordo di tonica o di sottodominante.

Minore settima : sembra strano, ma si differenzia dal fratello minore sia per funzione che per possibili estensioni, infatti sono sparite sia la sesta maggiore che la settima maggiore. Entrambe causerebbero un certo conflitto con la settima minore, che invece è parte integrante della struttura dell’accordo. La sua funzione naturale è piuttosto ampia : tonica, sopratonica, sottodominante.

Dominante : è l’accordo che regge qualsiasi cosa e al quale potete far dire più di ogni altro. Sopporta sia alterazioni che estensioni ed il suo ruolo è ovviamente quello di dominante. E’ un accordo usatissimo nell’ambito jazz e spesso è sostituito utilizzando la regola del tritono.

Semidiminuito : non c’è molto da dire, la tredicesima è chiaramente minore per i motivi già spiegati di “cozzo” contro la settima. Se rivoltato, considerando come tonica la sua terza minore, assume il ruolo di minore sesta. La sua funzione naturale è quello di accordo di sopratonica.

Diminuito : degno di nota che sostanzialmente la settima diminuita che fa parte della sua struttura non è altri che una sesta, che assume però quel nome per ricordarci la sua vera natura e valenza. La sua funzione naturale è quello di accordo di dominante.

Ampliamo il discorso dicendo che la ‘funzione naturale’ di cui si è parlato sopra per ogni singolo tipo di accordo, niente altro è che il ruolo che l’accordo assume, in una tonalità.

Cosa si intende per ‘ruoli’ ? Si intende dire la naturale ‘direzione’ che questi possono prendere. E’ un po’ come dare il nome alle strade: io so che per andare da casa mia a via Bartoli, devo prendere per Via Tadino.

Quali sono le direzioni dei ruoli degli accordi ?

I ruoli fondamentali sono sostanzialmente 3:

tonica, sottodominante e dominante ( I – IV – V ) .

Nel ruolo di tonica si possono trovare il I° grado, il III° grado ed il IV°grado. La loro particolarità è che non necessitano di risolvere verso altri gradi e la sensazione che comunicano è di assoluto riposo.
Nel ruolo di sottodominante si possono trovare il IV° grado ed il II° grado. La loro caratteristica è quella di un leggero senso di dinamicità e di tendenza a “muoversi” verso la dominante, cioè il V° grado.
Nel ruolo di dominante si possono trovare il V° grado ed il VII° grado. La loro caratteristica è quella di un forte senso di dinamicità e di tendenza a “muoversi” verso la tonica, cioè il I° grado.

Gli altri ruoli sono denominati: sopratonica ( II ) , mediante oppure modale ( III ), sopradominante ( IV ), sensibile ( VII ).

-la tonica ha una tendenza naturale sia verso la sottodominante che verso la dominante
-la sopratonica tende naturalmente verso la dominante e la sopradominante
-la mediante tende naturalmente sia verso la sottodominante che verso la sopradominante
-la sottodominante ha una tendenza naturale sia verso la tonica che verso la dominante (ma anche alla sottodominante ed alla sopradominante)
-la dominante tende naturalmente a risolvere verso la tonica
-la sopradominante tende naturalmente alla sopratonica, alla sottodominante ed alla dominante
-la sensibile, molto instabile, tende alla tonica

Ammetto che possa ubriacare, io stesso non uso spesso queste nomenclature riferendomi più agevolmente ai gradi ( I, II, III, ecc.. ) quindi spero di non aver scritto castronerie durante la “traduzione” mentale che ho fatto.
D’altra parte non c’è altro modo per spiegare equilibri e direzioni se non utilizzare le nomenclature canoniche; avrei fatto ancor più confusione se avessi utilizzato nomi inventati, vi pare ? 🙂

Ripetiamo che tutto questo ha senso solo in tonale. Tutti questi equilibri e direzioni NON hanno alcun peso nel concetto modale.

Spero di essere stato sufficientemente chiaro per dare qualche spunto di analisi armonica.

Il link alla discussione sul FORUM ( CLICCAMI ) e un caro saluto a tutti !!

Vu 🙂

Vu-meter Written by:

Ha collaborato in ambiti musicali e multimediali a livello professionale. Amministratore del portale e del forum di Jamble. Insegna chitarra ed armonia con lezioni private e/o via zoom, google meet, skype, ecc...