Compressore: cos’è, a che serve, come si usa, come si regola

:: PREAMBOLO ::

Ho pensato di trattare questo argomento, dopo essermi accorto che moltissimi, specie tra i chitarristi tendono a pensare che il compressore sia un oggetto inutile o addirittura controproducente.

Ho notato che questa mentalità è spesso accompagnata però proprio dalla scarsa conoscenza delle potenzialità dell’algoritmo della compressione. Il compressore è un effetto che implica uno sforzo maggiore di qualsiasi altro perché è normalmente meno evidente. Se attivo un overdrive, anche girando a caso i potenziometri, sarò in grado di percepire immediatamente il suo funzionamento; stessa cosa per un delay, un chorus, un phaser o altro. Il compressore invece si nasconde agli orecchi poco pratici, che riescono a percepirlo solo quando è esagerato. A quel punto l’ effetto non piace più ed ecco che viene bollato nella nostra mente come “inutile” ed anche “controproducente”.

Iniziamo a dire che chiunque ascolti musica, consapevolmente o inconsapevolmente ascolta qualcosa dove il compressore la fa da padrone: vengono infatti usati compressori in fase di registrazione, altri in fase di missaggio, altri in post-produzione e questo su tutte le tracce. Coloro che pensano che esistano registrazioni non compresse si sbagliano di grosso; il perchè lo vediamo subito.

compressore chitarra

:: COS’E’ ::

“Definizione accademica”: Il compressore è un algoritmo che appartiene alla famiglia dei processori di dinamica.

Cenni storici : Il compressore naque per una necessità molto semplice: evitare al “tecnico del suono” ( così si chiamava allora, oggi “fonico” ) il gomito del tennista . Scherzi a parte, prima dell’uso del compressore il fonico doveva continuamente livellare le varie tracce degli strumenti mentre mixava ed era deleterio sia per i nervi che per i risultati. Lo scopo era quello di creare una pasta sonora dove i volumi dei vari componenti risultassero omogenei, dove il solo uscisse in maniera adeguata rispetto agli altri componenti del mix, ecc.. La realizzazione del compressore portò un grande cambiamento nell’uso dei banchi mixer ed ovviamente anche nelle sonorità. Il compressore prese dunque semplicemente il posto di qualcosa che veniva già eseguito a mano, spesso con scarsi risultati, specie nei primissimi anni della registrazione professionale.

Per quanto riguarda i chitarristi : come già detto, il compressore richiede uno sforzo maggiore rispetto a qualsiasi altro effetto; sia di comprensione, sia di settaggio. Non esiste un settaggio “giusto” perché le variabili che entrano in gioco sono infinite, prima tra tutte il proprio gusto e l’effetto ricercato.
Ci sono molti compressori in commercio, ma quelli in formato stompbox normalmente sono abbastanza carenti sul piano delle possibilità di regolazione. Alcuni di essi ( la maggioranza ) si limitano a solo due controlli che sono del tutto insufficienti per regolare l’ algoritmo della compressione che si basa invece almeno su 6 distinti controlli:

threshold ( cioè il livello a cui il compressore entra in funzione )
ratio ( cioè la quantità di compressione da applicare )
attack (cioè la velocità di attacco dell’algoritmo )
hold ( cioè la quantità di tempo in cui il compressore una volta innescato agirà )
release ( cioè la velocità con la quale, trascorso il tempo di hold, il compressore rilascerà )
gain ( cioè la regolazione del recupero di quanto è andato perduto in termini di volume )

questi i parametri principali; vi sono poi anche, su alcuni compressori professionali e/o semi-professionali:

knee ( cioè la curva di intervento del compressore )
filter ( un eventuale filtro che esalti alcune frequenze )
volume ( il volume dell’ effetto )

Riuscite ad immaginare un pedale con tutti questi potenziometri? Il giorno che un produttore ne farà uno, sarà mio. Di fatto la situazione attuale per quanto concerne i pedali è molto diversa ( non ci occuperemo in questa chiaccherata della situazione dei compressori formato rack dove invece tutti questi controlli sono spesso presenti rendendo la qualità dell’effetto nettamente superiore ).

Ecco che, senza gli opportuni controlli il compressore diventa davvero qualcosa che sfiora l’inutile ed il controproducente. I produttori di pedali compressori, anche per mantenere i prezzi bassi, pre-settano gran parte di questi parametri senza darvi più la scelta di agire su relativi potenziometri e dunque di fatto limitandovi nella scelta di quale tipo di pasta sonora ottenere dal compressore.
Tutti questi parametri infatti concorrono allo stesso modo nel creare la compressione ed hanno tutti grande importanza.

Il consiglio nella scelta dell’acquisto di un compressore è sempre la stessa: in base al budget, verificate quanti controlli il prodotto vi offre e verificatene la pasta sonora, se vi piace o meno. E’ palese che riuscirete a creare una pasta sonora migliore con quei compressori che vi danno più possibilità di regolazione.

L’ alternativa è scegliere tra quei compressori con pochi o pochissimi controlli, che però vi possano piacere; in quanto può andarvi bene il pre-settaggio effettuato dalla casa madre di tutti quei parametri che sono non regolabili dall’ utente.

Un esempio tipico e molto conosciuto è il Dyna Comp della MXR. Ha soltanto due parametri eppure ha avuto, soprattutto a causa del prezzo, un buon successo di pubblico ( anche il fatto che lo abbia usato per un periodo David Gilmour ha fatto la sua parte, per quanto concerne il marketing ).

:: A COSA SERVE ::

Già il pensiero ( errato ) di quale sia la funzione del compressore, spinge moltissimi chitarristi a dichiararlo come nemico eterno contro il quale battersi finché si è vivi. Detto in due parole ( ma molto male) il compressore serve a livellare gli sbalzi di volume. Per quanto questo possa essere vero è anche vero che :

E’ necessario che ciò avvenga per produrre una buona pasta sonora
Se regolato bene il compressore opera senza minimamente farsi notare
Il fenomeno della compressione apporta molto più di un livellamento in termini acustici

Il compressore permette l’aumento generale del volume della chitarra, ingrossandone grandemente il corpo; aumenta grandemente il sustain ( da sempre ricercato proprio dai chitarristi ) e crea, un effetto amalgama assolutamente necessario per certi generi musicali. Tutto questo, aiutando grandemente anche il mix con gli altri strumenti a divenire fluido, corposo e correttamente miscelato. Infatti non esiste registrazione né Rock, né Blues e nemmeno Jazz ( dove la dinamica è imprescindibile ) senza il buon uso di un compressore ( forse ne è sprovvisto il chitarrista, ma il fonico no ) .

Provate a fare una ritmica tipicamente Funky senza il compressore e poi provate a rifarla con un compressore regolato a puntino. Non c’è paragone. L’ effetto frusta resta, anzi, si amplifica e si riduce o si azzera invece l’effetto bump di volume così fastidioso e presente soltanto live in quei gruppi poco preparati o mal organizzati.
Provate ora a cercare un sustain stile David Gilmour ( quando suona senza fuzz tipo in Another Brick in the Wall ) senza il compressore. Adesso settate il vostro compressore con un ratio intorno all’ 8:1 e con un attacco lento . Non c’è storia, eh ? Lo so, vi capisco. 🙂

Il compressore ( se ben settato, non mi stancherò mai di ripeterlo ) è amico del chitarrista. Aiuta a creare il corpo della chitarra, arrotonda il suono, aumenta il sustain, non crea l’effetto schiacciamento dinamico ma livella senza farlo sentire, può colorare il sound ( vedi ad esempio il topic sul Sardine Can by Celmo).

:: COME SI USA ::

Normalmente il compressore si utilizza ad inizio catena, prima di qualsiasi altro pedale tranne il wha . Questo perchè ha senso logico la catena effetti opera in maniera più limpida se il segnale in ingresso è già “sistemato a dovere”. Immaginate ad esempio un phaser nel quale entra un segnale non compresso che abbia dei notevoli sbalzi di volume; l’effetto si sporca di quegli sbalzi e non sarà certo comprimendo dopo che potrò attenuarli, dato che il phaser ha già operato male. Otterrò sì un livellamento del volume generale, ma con impresso il segno di un phaser che ha operato male e non è questo che volevo ottenere. Ciò che volevo era un bel segnale di phaser continuativo, pulito e corposo.
Questo ragionamento vale per tutti gli altri effetti, specie quelli di modulazione, ma non solo . Il compressore può ingrossare grandemente un overdrive, essere usato come boost ( contrariamente a ciò che si crede ), aumentarne il corpo ed il sustain, infine colorarne il sound.

Il compressore è un processore di dinamica e dunque non va mai utilizzato nei collegamenti send/return ma in diretta negli ingressi dell’amplificatore. Se si ha una catena effetti, il suo posto canonico è all’inizio catena.

:: COME SI REGOLA ::

Questa è la parte difficile, anzi impossibile da spiegare a parole. Non esistono regolazioni che vadano bene per tutti perché le variabili in gioco sono molteplici :

quanta dinamica offre la tua chitarra ?
quanto moduli sulla plettrata ?
in che contesto ti muovi ( genere, influenze, ecc.. ) ?
che effetto vuoi ottenere ?
quali regolazioni ha il tuo compressore ?
Ecc…

Detto in anticipo che “LA” regolazione non esiste, possiamo però tracciare delle linee guida per cercare di avere una base su cui muoverci .

L’attacco deve essere regolato “lungo” ( mi rendo conto di quanto aleatorio sia questo termine, ma non esiste una regolazione fissa ) per tutti quei chitarristi che non vogliono rinunciare a far sentire la propria gamma dinamica nella plettrata ( Vigilius, parlo di te ! … detto così sembra proprio un rimprovero, ma anzi, voleva essere un incoraggiamento a sperimentare il tuo nuovo comp 🙂 ) .
Deve invece essere regolato corto qualora si voglia creare omogeneità, ad esempio su di un bel arpeggio, rendendolo caldo e corposo.
Ricordate di non esagerare mai con il ratio. Provate e riprovate partendo magari prima dal basso e poi riprovando partendo dall’alto. Trovate il giusto parametro in base ai vostri gusti, ma tenendo presente questa regola: “se lo senti, probabilmente è troppo alto”; a meno che non cerchiate effetti particolari. Il compressore normalmente deve livellare “in silenzio” cioè senza che nessuno se ne accorga.
Il threshold va necessariamente regolato di volta in volta, sarebbe bene regolarlo da brano a brano.
Hold e release vi aiutano con il sustain, ma ricordate che sopratutto l’ hold incide moltissimo sulla qualità del segnale facendo sembrare falso. Sono proprio questi due paramentri ( in concomitanza al threshold ) che fanno disperare il chitarrista e rinunciare all’uso del comrpessore. Provate e riprovate finchè il vostro sustain non vi soddisfa lasciando però il realismo inalterato.
Il resto va da sé, nel senso che è davvero questione di gusti.

:: CONCLUSIONI ::

Abbiamo fatto una carrellata della storia, dell’utilizzo, e delle possibilità del compressore. L’ argomento non finisce certo qui ed io non ho certo la pretesa di aver fatto una guida “ultimate” ( per dirla all’anglosassone) sull’algoritmo della compressione.
Spero però di aver aiutato alcuni a togliersi pregiudizi verso questo effetto, altri che già lo usano a capirlo meglio e/o a sperimentare.
Naturalmente tutti possono partecipare alla discussione, portando le proprie idee, esperienze, opinioni, anzi, vi esorto a farlo sul FORUM.

Vi lascio un caro saluto.

Vu 🙂

Vu-meter Written by:

Ha collaborato in ambiti musicali e multimediali a livello professionale. Amministratore del portale e del forum di Jamble. Insegna chitarra ed armonia con lezioni private e/o via zoom, google meet, skype, ecc...