Peerless Leela – recensione

Peerless Leela

Ho acquistato questa chitarra di seconda mano da un notissimo portale internazionale. Il venditore era un bello e grosso negozio inglese. Malgrado una certa distanza, la chitarra mi è arrivata intonsa in 4 giorni lavorativi.

 

Breve storia del marchio Peerless

peerless guitars brandIl marchio nasce nel 1970, in una factory della Corea del Sud che precedentemente produceva chitarre archtop di qualità, hollowbody e chitarre acustiche per marchi di fama mondiale come Fender, Epiphone, Gibson, Gretsch e molti altri. Dopo un passato di grandi numeri sia in termini di esemplari prodotti, sia in quello di numero di dipendenti, intorno agli anni 2000 la concorrenza dei produttori del mercato cinese, ha ridimensionato questa factory, che anzichè abbassare la qualità e i prezzi e mettersi in lotta con i competitor cinesi, ha preferito iniziare a produrre con il proprio marchio, mantenendo un alto livello qualitativo a discapito di minor numero di pezzi prodotti e venduti.
Ad oggi, Peerless è l’unico produttore di chitarre hollowbody in Corea e rimane un’azienda tuttora focalizzata sulla qualità delle proprie produzioni.

 

Il modello Leela

peerless leela 40Tra le tante bellezze storiche e moderne prodotte dalla casa coreana, il modello denominato Leela è stato creato in soli 50 esemplari, per festeggiare i quaranta anni di attività dell’azienda.

Infatti, come segnatasto al XII tasto troviamo proprio il numero 40, (credo in abalone).

 

Pickup e controlli

peerless leela controlsLeela ha un solo pickup Kent Armstrong di tipo Humbucker e i canonici controlli di volume e tono.

Può sembrare una banalità, ma non tutte le chitarre pensate per il jazz hanno il controllo di tono. Io, che ne faccio un uso piuttosto ampio, non avrei mai potuto comprare una chitarra priva di tale controllo (esempio: la bellissima Eastman AR805CE).

 

La costruzione

peerless leela bodyCome già detto, la chitarra è una hollowbody archtop la cui forma richiama la Gibson L5, ma la dimensione della cassa è inferiore e si attesta “solo” sui 16″ anzichè i 17″ della L5. La forma della spalla mancante viene chiamata “spalla veneziana” e fu ideata da D’Acquisto, successivamente utilizzata da altri liutati quali Benedetto e infine riprodotta gran parte dei costruttori di archtop a tutt’oggi.
L’elegante corpo è interamente in acero fiammato. La parte posteriore del corpo e le fasce laterali sono in acero fiammato laminato mentre la parte superiore è composta da un grosso pezzo solido dello stesso legno e il piano è intagliato a mano. Anche il manico (profilo a C) è in acero , mentre la tastiera, il battipenna rialzato, le manopole dei potenziometri, la parte posteriore delle meccaniche, il ponte e il cordino sono tutti in ebano. L’hardware è color oro: le meccaniche grover Grover, la cover del pickup e le viti di regolazione del ponte. Infine, è rifinita in uno splendido color prugna sunburst lucido che la rende davvero una bellezza. I tasti sono bassini di stampo vintage, il radius è piuttosto alto (15,75″ !), la scala è 648 mm (25.5″). Manico scorrevolissimo e molto comodo: si ha accesso anche agli ultimi tasti (20 in totale) senza troppa difficoltà. L’action la si può regolare bassissima, cosa che in altre concorrenti non mi era capitato di riscontrare, anzi.

 

Il suono

Leela è stata progettata per produrre il tipico tono jazz caldo e corposo. E’ eccezionalmente resistente al feedback e l’humbucker incorporato suona legnoso e chiaro. Come tutte le hollowbody, basta cambiare plettro e/o posizione della mano destra per ottenere sonorità molto diverse e si può passare da un più chiaro e puntiglioso George Benson sound ad un più ovattato Pat Metheny sound. Inutile dire che nella ricerca del suono perfetto per un brano specifico, il controllo di tono ci viene in aiuto.
Tutti i generi jazz style si possono tranquillamente coprire, ma ci si può immergere anche in funk e fusion riuscendo sempre a bucare il mix e con grande soddisfazione.

Un test buona la prima di un suono tipico “old style jazz” .. La melodia ha un po’ clippato e c’è qualche imprecisione. Pazienza, non mi andava di rifarla … 😀
Ho chiuso a 9 (in realtà è immisurabile dato che non ha riferimenti, ma è tanto per capirci ) il pot del tono e stop. Avrei fatto meglio a chiudere gli alti sull’ampli, ma … va bè ..
L’ampli è il Dv Mark Jazz 12 con l’equalizzazione modificata rispetto al solito (come promemoria per me : Bass 10, Mid 8, High 13).

 

Conclusioni

La chitarra è splendida e quando la si vede, non si può fare a meno di prenderla, imbracciarla, toccarla, suonarla.

Un caro saluto a tutti voi.

 
 
 

Vu-meter Written by:

Ha collaborato, in passato, in ambiti musicali e multimediali a livello professionale. Amministratore del portale e del forum di Jamble. Ha insegnato per anni chitarra ed armonia con lezioni private e/o via skype.