Scolpire il suono della chitarra elettrica grazie al plettro

Introduzione

Sempre alla ricerca del suono “perfetto” siamo disposti talvolta a sostituire la nostra chitarra, l’amplificatore, i pickup, giostrarci nelle regolazioni dell’equalizzatore (talvolta a pedale, più spesso quello dell’ampli stesso), provare mille tipi di effetti, di corde, di … qualsiasi cosa. Ciò che spesso tralasciamo e che invece ha un impatto grandissimo sul suono, è il plettro. Perché non partire da lì, dunque ?

Nota: le righe che seguono sono senza dubbio più utili a coloro che fanno della chitarra elettrica un uso clean o tutt’al più un leggero crunch. Le considerazioni esposte scemano con l’aumentare del gain e a distorsioni molto elevate valgono poco.

Un test che chiunque può fare

Anzitutto, la posizione in cui plettriamo, l’angolo con cui colpiamo le corde, la forza applicata, l’elasticità del polso e molto altro sono tutte variabili che influiscono notevolmente sul suono. Non ci credete ? Provate a spostarvi nell’asse ponte-manico e scoprirete una grande quantità di sfumature sonore; “provare per credere”, come recitava una vecchissima pubblicità.

In secondo luogo, il tipo di plettro modifica SOSTANZIALMENTE il suono: spessore, durezza, materiali. Come se questo non bastasse, uno spessore diverso e/o un diverso materiale, senza che ce ne accorgiamo, ci fa anche suonare diversamente.

Un mare di possibilità

Oggigiorno ci sono una quantità tale di possibilità nella scelta del plettro, da perdere la testa. Materiali, forme, durezze, spessori.. handmade, boutique, industriali.. ergonomici, piatti, bi-materiale, ecc.. insomma, una vera giungla. Se penso che ho quando ho iniziato io si trovavano in commercio sostanzialmente solo i Fender Medium da 1 mm. per le elettriche e i Dunlop di 3 durezze diverse per le acustiche .. Il grande mercato odierno ci dà moltissime possibilità, ma anche tanta indecisione.

Ciò che ho notato io, che poi è un po’ la scoperta dell’acqua calda, è che a plettro più morbido corrisponda un suono maggiormente “acustico” (cosa molto apprezzata da chi suona semiacustiche o hollow body magari in ambito blues o jazzistico), ma a parità di durezza, anche il materiale di cui il plettro è fatto ha un impatto notevole sul suono finale.

Il suono generato dal plettro

Meglio fare subito chiarezza: per “suono” in questo articolo io intendo in particolare :

  • equalizzazione (quindi presenza o taglio di frequenze),
  • dinamica (ossia la capacità del plettro di rispondere alle variazioni di forza esercitate),
  • attacco (la velocità con cui la nota nasce e si sviluppa).

Il primo parametro (EQ) è facilmente comprensibile. La cosa che ho notato è che più o meno lo scenario è questo; un plettro può, soprattutto nel momento dell’attacco, ma non solo:

  • tagliare le alte frequenze (non mi pare possa esaltarle, semmai lasciarle integre)
  • modificare le medie (ingolfandole o scolpendole)
  • modificare le basse (ingolfandole o scolpendole)

Il secondo parametro (DINAMICA) per me è fondamentale. Personalmente preferisco di gran lunga intervenire in post produzione per quanto riguarda la compressione. Preferisco suonare con quanto più possibile “spazio dinamico” per enfatizzare accenti e anche una certa “vocalità” di suono. Naturalmente non tutti la pensano come me e sono parecchi che utilizzano ad esempio compressori a pedali o a rack  per intervenire ponendo un limite alla dinamica generata dalla chitarra. Per tutti questi, probabilmente un plettro meno dinamico è preferibile.

Il terzo e ultimo parametro (ATTACCO) potrebbe essere collegato al genere musicale che si predilige suonare, ma non è detto. Normalmente comunque, generi jazzosy e/o blues old style richiedono mediamente attacchi più morbidi e lunghi, mentre generi più rock o metal oriented, attacchi rapidi e potenti.

bordi del plettro modificano suonoUn trucchetto furbo: Un noto imprenditore musicale italiano, nonché grande musicista, mi ha insegnato che più il plettro ha i bordi taglienti (spigolosi), maggiore è la velocità dell’attacco della nota e viceversa. Per cui basta dare qualche limatina con una lima da unghie ai bordi del nostro plettro per togliere il “filo di taglio” per sentire la nota allungarsi. L’ho sperimentato io stesso e funziona davvero!

Riferimenti personali

Mi sarebbe piaciuto farvi un lungo elenco di produttori e di modelli con dei riferimenti al suono che generano e magari perfino con immagini e samples audio, ma il tempo è tiranno e poi, sarebbero comunque opinioni personali dettate dalle mie impressioni, dai miei gusti e infine, dalla mia strumentazione. Non posso escludere che ci possano essere risultati diversi in strumentazioni e perfino in mani diverse. Per cui mi limito ad incoraggiarvi a testare vari plettri per capire quale si avvicina di più al vostro gusto e alle vostre necessità, certo che vi sorprenderete di quanto intervenga sul suono.

Vi lascio un link ad un paio di discussioni sul forum: QUESTA più specificamente inerente l’argomento in oggetto mentre QUESTA più generica inerente opinioni riguardo a vari plettri, alla comodità e al suono degli stessi.

Conclusioni

Scegliere tra comodità e suono è davvero difficile perché tendiamo ad utilizzare il plettro che ci fa stare meglio, più comodi, quello che ci sembra che ci permetta maggiore controllo e/o velocità.

Personalmente, suonando esclusivamente in cameretta, ho deciso di cambiare plettro in base al brano, in modo che enfatizzi questo o quell’altro suono senza dover modificare niente nell’ampli o negli effetti (talvolta mi aiuto con i potenziometri del volume e del toni della chitarra). Ecco perché ne lascio sempre uno per tipo a portata di mano. Ammetto che creino un po’ di confusione sulla scrivania, ma sono così belli e colorati che alla fine, è un disordine piacevole all’occhio. 🙂

Non vi resta che provare quanti più plettri potete. In alcuni casi, provare un nuovo plettro non sarà un problema visti i costi generalmente bassi di questi, ma in altri casi ci si svena letteralmente e un plettro particolare può costare diverse decine di euro. In quel caso, levarsi la curiosità non è semplice .. Ma il consiglio resta valido: provate, provate, provate. Scolpite il vostro suono attraverso la scelta dei materiali e degli spessori del vostro plettro (o forse sarebbe meglio dire, da ora in poi, dei vostri plettri).

Vu-meter Written by:

Ha collaborato in ambiti musicali e multimediali a livello professionale. Amministratore del portale e del forum di Jamble. Insegna chitarra ed armonia con lezioni private e/o via zoom, google meet, skype, ecc...