Studiare scale, accordi, armonia è davvero necessario?

Questo articolo affronterà un argomento spinoso e che sta a cuore a molti : lo studio. E’ obbligatorio? Cosa devo studiare? Come? Perchè? Cercherò di rispondere in base all’esperienza, il che significa che non è legge, ci mancherebbe, ma solo ciò che personalmente ho riscontrato nel tempo sia come chitarrista che come insegnante.

La musica in termini generali è qualcosa di istintivo, qualcosa che si basa soprattutto su ciò che si ascolta. Già decine di volte abbiamo fatto il paragone tra lingua parlata e musica e di come il bambino impari la lingua di ciò che sostanzialmente si parla in casa. Mia moglie non conosce dialetti , pur essendo cresciuta a pochi km da me, perchè in casa sua non si parlavano. Io conosco il dialetto della mia zona unicamente perchè in casa mia si parlava. Detto questo e quindi capìta l’importanza dell’ascolto, c’è anche da dire che se non fossimo mai andati a scuola e non avessimo imparato le tecniche, le pronunce corrette, le coniugazioni dei verbi, le regole grammaticali e logiche, non avremmo mai parlato così bene. E’ vero che esprimersi è istintivo, ma è altrettanto vero che la conoscenza è per il nostro vantaggio.

Ora, moltissimi tirano in ballo presunti “ignoranti” musicali che sono diventati dei musicisti storici ( il più tirato in ballo è Hendrix ) additandoli come esempi del “ce la posso fare anche io”, ma questo è un ragionamento sbagliato, perchè sarebbe come se io tirassi in ballo il Caravaggio per dire che anche io posso dipingere così. Molto semplicemente, cedo ad una illusione che si rivela FALSA. Ammesso e non concesso che Hendrix (o chi per lui) fosse ignorante (ci sarebbe da aprire un altro topic solo su questo), la domanda che faccio a chi mi è davanti di solito è : ” .. e tu sei Hendrix? “.
E’ cattiva come domanda, non lo nego, ma immediatamente porta a ragionare sulle proprie effettive capacità e talenti.

hendrix

Lo studio va visto per quello che è : UN VANTAGGIO. A prescindere dal talento di comporre e di improvvisare anche senza nozioni, la conoscenza non spegnerà la creatività, SFATIAMO QUESTO MITO.
Ora proiettiamoci per un attimo con la fantasia ad un presunto incontro tra Hendrix ed il suo insegnante e ascoltiamo cosa si dicono. Siamo in una stanzetta con i muri scrostati, nei bassifondi di qualche parte del mondo non identificata. Al centro della stanza pende una lampadina priva di lampadario, che getta ombre lunghe e marcate di tutto ciò che gli sta intorno.. una specie di sala per gli interrogatori. Su una sedia, Hendrix con la sua Strato bianca in mano, sull’altra ( ma non lo vediamo perchè resta nell’oscurità ) il suo potenziale insegnante.

Pronti?

 

 

Insegnante: “Bello quel ritmo che fai, non so proprio come ti vengano certe cose, sei bravissimo. Me lo fai risentire ?”

Hendrix : “Certo”. Dum dum sdrang, dum dum sdrang …

Insegnante : “Davvero rivoluzionario. Grande carica. Ti mette in moto la voglia di contorcere il corpo. Bravo ! Sai qual’è l’accordo che fai?”

Hendrix: “No, non ne ho idea. Ho messo le mani così a caso e mi piaceva.”

Insegnante: “E’ un Mi7/9#.”

Hendrix : “Non lo sapevo. Cosa significa?”

Insegnante : “Significa che hai preso un Mi maggiore, gli hai aggiunto la settima e poi anche la nona aumentata, cioè diesis. Questo ha dato vita a quel particolare suono che senti, un po’ sospeso, ma compiuto, un po’ invadente, che chiede di risolvere altrove, ma anche stabile in sè stesso. Davvero bello, non trovi?”

Hendrix: “Sì, a me è piaciuto subito.”

Insegnante : “Sai quali scale puoi suonarci sopra a questo accordo?”

Hendrix : “No, io ci suono la pentatonica di Mi, così ad istinto e mi piace.”

Insegnante “E puoi continuare a farlo, tu lo fai davvero splendidamente. Però sappi che su quell’accordo puoi suonare anche altre scale come il Mi misolidio oppure il Mi Frigio, in base alle sensazioni che vuoi comunicare.”

Hendrix : “Io voglio comunicare la rabbia nera del blues, la tristezza dei campi di cotone, ma anche il ritmo del rock e il senso di rivoluzione e cambiamento che questo porta”.

Insegnante: “Puoi farlo con la pentatonica come hai fatto fino ad ora, oppure integrando altre possibilità a tuo piacimento e scelta. Io ti faccio l’accordo sotto, tu prova a farci un Mi misolidio sopra.”

Drang drang drang .. tin tin tin ..

e7/9#

Possibili fini della storiella…

Possibile Fine A:
Insegnante: “Hai sentito come ci sta bene? ”
Hendrix : “Ma no, perchè me lo hai fatto sentire e mi hai dato istruzioni e nomenclature? Ora non so più suonare, mannaggia a te! Adesso che so che si chiama Mi7/9# e che ci sono altre scale possibili, ho perduto ogni creatività, la gioia di suonare e la mia vita non ha più senso. Che tu sia maledetto!! ”

Possibile Fine B:
Insegnante: “Hai sentito come ci sta bene ? ”
Hendrix : “Devo dire che devo prenderci un po’ confidenza, ma adesso ho più colori da poter usare. Ho mille nuove idee in mente.”

Possibile Fine C:
Insegnante: “Hai sentito come ci sta bene ? ”
Hendrix : “Devo dire che ci sta bene, ma continua di più a piacermi il suono grezzo della pentatonica. Grazie comunque, almeno ho potuto scegliere.”

 

Non si tratta di scegliere la fine che ci piace di più o che ci fa più sorridere. Se siamo onesti, la fine A non è plausibile affatto. La B e la C sono entrambi possibili, ma nessuna delle due comprometterà la creatività del nostro studente.

Quando si improvvisa, si “tira fuori dal cappello” ciò che ci abbiamo messo dentro. Se io ho fatto mia la pentatonica, la conosco bene, l’ho assimilata e “fa parte del mio vocabolario”, la userò egregiamente MA non portò mai tirarci fuori qualcosa che la pura pentatonica non ha. Le sfumature dei modi e delle scale maggiori, ad esempio. Se la cosa non mi interessa, il mio studio può fermarsi qui, ma se io voglio invece avere quelle sfumature per poterle sfruttare , come faccio? C’è un unico modo: anche quelle devono far parte del mio bagaglio culturale e del mio linguaggio. Come? Con l’ascolto degli altri che le usano unito necessariamente allo studio di ciò che fanno, perchè lo fanno, come lo fanno, quando lo fanno.
NON CI SONO SCORCIATOIE, devo per forza studiare.
Può sembrare che il mio post sia ‘in negativo’, al contrario , vorrei lasciarti con qualcosa di positivo. Io studio da tutta la vita, ma non solo musica, tantissimi altri argomenti dallo scientifico al religioso, dal filosofico al letterario.

Tu dirai : “beato te, ti piace studiare.”

No.

Mi piace IMPARARE E SAPERE.

Questo è il motto che insegno sempre a tutti i miei studenti ( musicali e non ) : “Non mi piace studiare, mi piace imparare e sapere.”
Se riuscirai a concentrarti su questo, lo studio scivolerà via senza che te ne accorgi e le ore spese a studiare diverranno secondi .. Puoi farcela, te lo assicuro. A questo proposito è stata aperta la Jamble School, proprio per dare spunti di studio e motivazioni nuove a chi le va cercando. Premettendo che al momento non è certo stracolma, ma ha già argomenti base da cui poter partire, se può interessarti, ti invito a guardare il video che trovi qui, che è una preview degli argomenti della nostra scuola e dà le indicazioni di come poter partecipare ai nostri per-corsi. Improvvisazione : le Videolezioni di Jamble

Buona visione! Vu 🙂

Vu-meter Written by:

Ha collaborato in ambiti musicali e multimediali a livello professionale. Amministratore del portale e del forum di Jamble. Insegna chitarra ed armonia con lezioni private e/o via zoom, google meet, skype, ecc...